martedì, 26 giugno 2007
MADONNASì, ma sapeste quante lagrime per voi, quante preghiere!
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sabato, 23 giugno 2007

com

E' inutile mascherarsi.

Dio ci ha donato la grazia, e nessun travestimento può nasconderlo.

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venerdì, 22 giugno 2007
PUBBLICO-DI-NICCHIAE se ancora non troveremo avversari all'altezza, diventeremo avversari di noi stessi: ci copriremo di gloria e di merenda con un gesto solo.
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venerdì, 22 giugno 2007

picnic

E' tutto vero, ma è anche vero, che all'ultimo, quando meno ce l'aspettiamo, quando stiamo per spegnere l'ultimo neon, ecco che spunta il nostro pubblico di nicchia, coloro che ci amano e ci seguono da sempre, che, tenendosi a debita distanza, guardano a noi nella speranza di un bagliore d'arte. Noi ne scorgiamo di tanto in tanto una tiepida ombra, ma sappiamo che, con i loro occhietti vispi, sono in molti ad osservarci  dal torpore delle loro tane.

Poi, all'improvviso, non più festicciole da parrocchia ma succulenti picnic!

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venerdì, 22 giugno 2007
benito-mussoliniE' vero che andarsene in anticipo quando si sa già che comunque si dovrà andare talvolta salva la dignità sia di chi va che di chi resta, però...
Però anche le festicciole più trite ed imbarazzanti divertono un attimo prima di finire: forse proprio perché stanno per finire, perché non ci sono prede né predatori, perché non c'è più dignità da perdere e nessuno ti guarda e nessuno vuole sapere chi sei o cosa fai. Sono i momenti in cui la verità emerge netta e sicura, certo, ma sono anche i momenti in cui, della verità, non importa niente a nessuno. E' stata un po' la nostra condanna fin dal principio: iniziare a festa conclusa, con i palloncini sgonfi e la Fanta sgasata. La verità della festa è lì, fra i pocorn calpestati sotto al tavolo. Noi c'eravamo, ma gli ospiti erano già a casa loro a dormire, o a far di meglio. Questo salone parrocchiale con i festoni penzolanti è il nostro posto, è la nostra patria? Hai conosciuto altri luoghi che potresti chiamare casa? O è solo abitudine, rassegnazione? E cos'è dunque una casa, se non abitudine e rassegnazione?
Non so dirti, ora, se abbiamo mai avuto la possibilità di giocare veramente, se tale possibilità ci sia sfuggita o se, per noi, non sia neppure esistita mai. Ed al postutto, cosa importa? Di antagonisti non c'è mai stata la minima traccia: solo qualche fantoccio, talvolta, e neppure troppo pauroso. E pure mi sembra di scorgere nello spirito della resa l'avversario più pericoloso. Al di fuori di questo, nessuno ci sfida, nessuno vuole niente da noi. Le nostre opere resteranno chiuse in un cassetto, è vero, ma almeno avremo qualcosa da chiudere, in quel cassetto. Che tristezza andarsene lasciando cassetti vuoti dietro di sé.
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giovedì, 21 giugno 2007

addioNon sono più sicuro di volermene andare, in realtà mi piacerebbe restare fino alla fine solo per la curiosità di sapere come andrà a finire. E' vero che stiamo vivendo da un po' di tempo in equilibrio precario, sempre sull'orlo di crollare o da una parte o dall'altra, ma è anche vero che le nostre basi sono talmente solide che alla fine cadiamo sempre in piedi. I progetti, i sogni, sono tutte belle avventure che ci diverte anche seguire per un breve periodo, ma è facile stancarsi, perchè alla fine la verità è una sola e la conosciamo già da molti anni. E' come giocare barando, avendo già visto le carte, è divertente vedere lo stupore negli occhi dell'avversario, ma è anche più divertente giocare davvero. Il problema è trovare gli antagonisti giusti, all'altezza di una vera sfida. Noi possiamo buttarci in ogni avventura, anche questa della radio, senza problemi, perchè sappiamo già che vinceremo, che sarà un successo, e alla fine ci divertiremo solo noi. Che non è poco, me ne rendo conto, ma ridere per ridere, possiamo anche evitare di montar su un teatrino... Invece no, alla fine il teatrino lo costruiremo, c'impegneremo, ci stupiremo di che forza e potenza siamo in grado di sprigionare, registreremo tutto e... e niente. Il mondo continuerà anche senza di noi...

A proposito, la sigletta è meravigliosa.

A presto, fammi finire quello che sto facendo, fammi tornare da te e vedrai i frizzi e i lazzi! Baci.

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giovedì, 21 giugno 2007


All'ukulele: Paolo T.
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sabato, 16 giugno 2007
L'Italia è davvero un paese meraviglioso, in cui tutti fanno due lavori. Il primo è un lavoro d'artista, ed è in esso che l'italiano mette tutta la sua migliore volontà: scrivere romanzi o poesie, dipingere, suonare uno strumento e così via. Il secondo è un lavoro di tipo diverso, fatto controvoglia: ad esempio, guidare il taxi o l'autobus, servire il caffè, consegnare la posta. Naturalmente, in Italia pochi guidano bene il taxi o l'autobus, o servono impeccabilmente un buon caffè, o consegnano la posta all'indirizzo giusto, ché attività siffatte sono vissute come una concessione alla bruta necessità. L'italiano vive la sua vita interiore in una dimensione aulica: l'uso del bidet è lì per dimostrarlo (ma questo è un altro discorso). Quando l'italiano esegue il suo secondo lavoro, che è dire quando scende a patti con la realtà - sovente a causa di una donna -, lo fa con la mestizia di chi si sente in colpa e deve giustificare il fatto di trovarsi implicato in attività che avverte come basse e volgari. "Cosa vuole" -  dirà con un sospiro - "in Italia non si campa d'arte". 
E meno male, dico io.
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giovedì, 14 giugno 2007
Jonathan SwiftCaro Clearco, i testi per il programma radiofonico sono qui, sotto al nostro naso! Cosa aspettiamo a registrare, tagliare, incollare, miscelare quel che abbiamo scritto fino ad ora? Queste parole hanno bisogno di due voci!
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lunedì, 11 giugno 2007
Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe [Matteo, 10, 16]
Della rivoluzione si vede solo il fumo, e non l'arrosto. Chi ha i proiettili preferisce spedirli per posta, così è sicuro di non mancare il bersaglio: ma arrivano troppo lentamente, ed il bersaglio fa in tempo a scansarsi. Vedo i capri espiatori passeggiare sereni per la strada, talvolta in compagnia del boia, talvolta con una muta di iene al guinzaglio, e nessuno ha più paura, nessuno tocca Caino ma in compenso tutti si toccano da soli, tutti diventano ciechi a forza di toccarsi e cadono, cadono uno dietro l'altro nelle buche che il Re del Mondo ha scavato per loro; cadono mandando i loro sms, cadono iscrivendosi al concorso, cadono raccogliendo i punti, cadono nel gorgo dei sogni che il danaro può comprare ma non c'è più danaro, il danaro è finito, è stato già sepolto tutto dai nostri padri nel Campo dei Miracoli e ne è venuta fuori una pianta che pietrifica chiunque la guardi. Fratello mio, se tu mostrassi il Dio che sei ucciderebbero te ed il Dio con te. Ma è giusto non offendere la normalità quando è la normalità ad offendere per prima? E' già molto difficile conservare la quotidiana decenza del vivere. E intanto i capelli diventano grigi, la vista si offusca e noi diventiamo belli, sempre più belli. Quando tutto finirà, saremo le ultime luci a splendere sulla notte della catastrofe.
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