mercoledì, 30 aprile 2008
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categoria:italia, politica, arte, religione, surrealismo, assedio, max ernst
mercoledì, 30 aprile 2008
Uscite dalle docce
le fessure
sui muri qui dove, ad esempio:

passa il tunnel, spòrgiti, affacciàmoci:
guarda i paperottoli passare,
guardiamoli cadére:
anche tu, lettóre, guardali
cadére: dài, càdi anche tu con loro:

Cazzo di Dio, Vergine
Maria in ogni fessura:
ci si vede attraverso, come
sporgersi down buco di culo:
e attraversarlo:
e càdere:
di buco in buco, lèttore, cadére
nel buco del tuo culo
a capofitto nel tuo culo
itàlico, lettóre: corri
verso l'estruso che ti viene incontro:
come sporgendosi sull'occhio
come guardandoci attraverso un buco,
un cannocchiale:

tienimi la mano, lèttore
tienimi la mano sopra 'l cazzo
ché nel frattempo crepo:
e guarda la mia pancia che si apre
mentre mi tieni il cazzo in mano

la bocca piena di Gormìti
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categoria:italia, poesia, politica, religione
lunedì, 28 aprile 2008
Caro Clearco e Paolo T.,
ti ricordi come qualche settimana fa ci si chiedesse quali artisti della musica pop si fossero celati, negli anni che comunemente sono definiti "del passato", sotto eteronimi? Ebbene, credo che in Italia il primo sia stato Ghigo Agosti. Vedi un po' tu.
Baci,
Clearco e Paolo T.
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categoria:musica, arte, riscrivere i libri di storia
domenica, 27 aprile 2008

"Signori, alla vostra destra il cadavere di Philip Dick che galleggia nello spazio."
"Bello, bellissimo."
"Bene. Ora mettetevi giù e dormite."
"Io non ho sonno."
"Chi ha parlato?".
"Io, qui. Quello con la faccia di midollo."
"Midollo?".
"Volevo dire modello. La faccia da modello."
"Ah, così ha più senso. Non molto, ma un po' di più, sì."
"Beh, stavo dicendo che non ho punta voglia di dormire."
"Crede che una favola la aiuterebbe a prender sonno?".
"Mah, non so. Proviamo."
"Allora: non è che sia proprio una favola: è una storia vera. All'epoca avrò avuto sette o otto anni. Essendo parte dell'anatomia del Mostro, godevo di diritti particolari. Gli altri bambini mi odiavano per questo. Una volta i compagni di scuola cercarono di farmi coprire di sego dal bidello, ma questo all'ultimo momento diventò cieco e non se ne fece più nulla. Può immaginare lo scorno di quei monelli. Ogni primo giovedì del mese andavo con mio padre a trovare suo fratello il Führer. Costui viveva dentro una sorta di gigantesco pesce in putrefazione arenato sulla spiaggia di ... Nel pesce c'erano sette stanze da letto ed un salotto di tre metri per quattro. Mentre mio padre e suo fratello fumavano la pipa nel salotto senza dirsi niente, io sgattaiolavo nella stanza da letto dello zio e mi infilavo le sue pantofole. Non so proprio dire perché sentissi semplicemente il bisogno di starmene con i piedi infilati nelle pantofole del Führer. Quando tornavamo a casa dovevamo farci un bagno per levar via il fetore di pesce andato a male che ci si era attaccato addosso. Spesso mi trovavo nelle tasche piccoli oggetti incomprensibili: rocchetti di filo, strisce di stoffa, anelli di lattice, minuscole cianfrusaglie in scatole di latta. Ovviamente questi piccoli doni segreti aumentavano il livore degli altri bambini nei miei confronti. Fu un vero sollievo quando un giorno - era un giovedì di primavera - venne lo zio con certi pesci volanti e se li portò via tutti. Non so che fine abbiano fatto, e non mi interessa saperlo. Per molti anni non andammo più a trovare il Führer; io pensavo che mio padre avesse avuto dei dissapori con lui, ma non ebbi mai il coraggio di chiederglielo. Non parlavamo molto, in casa. Eppure, quando compii ventun'anni, mi fu recapitato un pacco. Dentro c'era una minuscola perla rara che emetteva una musica dolcissima, appena percettibile ma assai penetrante. Una volta ascoltata, non andava più via dalla testa. Insieme con la perla c'era una bobina magnetica, ove mio zio il Führer aveva registrato un messaggio per me. Dorme?".
"..."
"Peccato, iniziava la parte interessante. Dunque, buonanotte. Ora posso spengere le luci, e dormire un poco anch'io".

martedì, 22 aprile 2008
"È pieno di sangue, qui. Non lasciarmi sola. Non pensavo che sarei diventata così piccola. La porta è chiusa, la luce va e viene. Aghi nei polpastrelli. Mi nutrono attraverso le dita. Ad ogni ago è collegato un tubicino. I tubicini scompaiono dietro la porta. Non ho più voce. La gola è piena di insetti. Ho aghi nella gola. Ora mi alzo. I vestiti sono pieni di insetti. Sento delle voci al di là della porta. Non riesco a capire. Il corpo è trattenuto da qualcosa. Fili bianchi. Vergine."
"Non metterti contro il destino dell'Europa."
"Non mettertici tu, piuttosto."
"Io mi metto contro chi mi pare. Non è meglio, così?"
"Cammino lungo un filo di seta bianca, sospeso sopra la bocca d'un immane giogo infuocato. Non avverto alcun calore."
"È perché ti sei spogliata."
"No. È perché ho superato il limite estremo di transitorietà, oltre il quale non v'è sensibilità, bensì solo un candore di pietra, immacolato, intangibile. C'è qualcuno sul fondo. Sta bussando alla botola. Ora gli apro. Bachi da seta mi tessono indosso gl'indumenti forbiti in che 'l mio corpo s'esalta e risplende di sempiterna luce. La botola si dischiude. L'uomo che viene dal basso si sposta all'angolo opposto. Il sesso scoperto, palesato. Ora ho voglia di sbottonarmi la camicia. L'uomo che viene dal basso mi sfiora i seni. I fiori. Una pioggia di fiori, dalla botola sul soffitto. Non ci sono padri, non c'è prato, non c'è più nulla fuorché una stanza, e l'uomo che viene dal basso. La botola sul soffitto s'è richiusa. Avrei bisogno d'una scala, ma è tardi; non avrebbe alcun significato, ora. Mi scivola addosso, mi è sopra. Lo accolgo. Ecco che diventi pallido, ti vedo al di là della finestra. Dài, entra anche tu. Cosa fai lì fuori. Ora sento un gran freddo, sono sola, coricata sul tavolo. Ho in capo un berrettino. Sono rimasta chiusa dentro."
"Svegliati, non c'è più niente, più niente."
"No. Ogni cosa ha principio adesso. Sono in una stanza, fra cinquemila anni. Il mio corpo è rigido come il legno, freddo come il metallo. Ci sono due finestre, di fronte al letto. Fra le finestre, un radiatore malandato. Luce grigia, senza colore. Un tavolo in mezzo a una stanza. La parete accanto a me è scarabocchiata in tutta la sua ampiezza. Segni che non posso decifrare; c'è poca luce e la vista annega in un crepuscolo d'acquario. Sento il rumore della pioggia. Chiudo gli occhi. Sono trascorsi altri cento anni. Sono più magra. Il tempo ha scompaginato ogni ordine apparente e inapparente; il sesso è confuso, sbiadito, portato sullo sfondo come tutto il resto, ad appassire. Non oso percorrermi il corpo. La pioggia che batte contro i vetri. Sento la mia voce come un gorgogliare ottuso di tubazioni intasate. Acqua nella gola. Altri mille anni. Ragnateli sul soffitto. Risa d'anziani, tintinnare di denti sul pavimento. Colpi sordi contro le tubazioni. Gl'intestini, lo sfintere, lo stomaco che in fondo non è che una sacca. La scabra superficie del tavolo, buona da percorrersi con la punta delle dita, se avessi dita. Un latrare di cani, lontano. La pioggia rinforza con un frastuono che dilaga oltre la capienza dell'udito. Annego nel rumore dell'acqua precipite. Scivolo fra il tavolo e 'l radiatore; m'incastono fra il metallo e 'l legno. Metallo carne legno, tessiture. Possiedo un fallo, e minuti seni sparti. Una porta. Scivolo in un purgatorio demenziato, nero, fine."
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categoria:italia, religione, avventure, droga
martedì, 22 aprile 2008
"Cos'è, questo? Una scatola?"
"Fotografie, vecchie fotografie, nulla di più."
"Neppur nulla di meno. Guardi."
"Una bambina che cammina, tenuta per mano da un anziano pastorello. Una giardino pubblico. Colombi in multiforme schiera."
"Poveretti: mi fanno compassione."
"Stretti nella morsa del tempo…"
"Un'ottomana. Una stanza in stile turco. Piastrelle lucide di rugiada, una clamide coccinea adagiata s'una sedia d'ebano. Pissidi. Perle grigiomare. Un sole pallido."
"E cosa abbiamo, qui?"
"Un cane che esplode. Un osso."
"Dolce? Salato?"
"Lievemente zuccherino. Anglosassone."
"Bene. Ora se lo levi dalla bocca, non faccia il bambino."
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categoria:italia, politica, avventure
giovedì, 17 aprile 2008
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categoria:arte, avventure, ritorno
mercoledì, 16 aprile 2008
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categoria:musica, italia, politica, estetica, rsi , riscrivere i libri di storia
martedì, 15 aprile 2008
Orson Welles ha scritto: “In Italia con i Borgia per trent'anni hanno avuto guerra, terrore, assassinii e massacri; ma c'erano anche Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia e che cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù!”
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categoria:italia, letture, arte, religione, fotografia, avventure, ritorno, surrealismo, paolo t
lunedì, 14 aprile 2008
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categoria:italia, poesia, fotografia