venerdì, 29 agosto 2008
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categoria:fantasmi, arte, religione, fotografia, avventure, ritorno, assedio, case fantasma
lunedì, 25 agosto 2008

vanno e vengono
nelle orecchie negli ooooooocchi
e nel buco del culo. Hanno la forma
dello Zeppelin quando si squarcia e brucia
e baciano la bocca in bocca
e mettono in testa
idee tipo il cazzo my way.
(...)
e Lilo e Sticchio? e Ficahontas?
andiamo a disseminarci nei garage
onde lavare l'onta
d'esserci dati
senza mai essere nati.

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categoria:poesia, avventure, diavolo, assedio, case fantasma
martedì, 19 agosto 2008
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categoria:fantasmi, arte, teatro, avventure, vampiri, diavolo, assedio, case fantasma
lunedì, 11 agosto 2008
estate
Il sole mi spacca la fronte.
Le pieghe del collo ospitano l'umido sudore.
I miei occhi sono rivolti verso il mare,
ma vedono soltanto fioche luci di un festa.
Il tempo che mi resta slitta dal passato al futuro.
Mi assale l'idea che d'ora in poi ci sarà solo discesa.
D'ora in poi si useranno solo i freni.
Vicino a me una lucertola ha gli stessi pensieri.
Le sfondo la testa con un pugno.
Il mio sangue si mescola al suo.
Il mio amore ancora macchiato di sangue.
I punti della Coop mi bastano appena per una pirofila da forno.
Ne sento il caldo.
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giovedì, 07 agosto 2008

L'Italia non esiste più disse l'ufficiale
sarete trasportati a Dachau
e trasformati in biscotti per cani

una montagna di spranghe fra i binari
fuori pioveva presi la prima a destra
entrai nella rosticceria cinese

mi siedo al banco e mangio verdure al vapore
accanto a mia madre che piange

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categoria:italia, poesia, avventure, assedio
giovedì, 07 agosto 2008
[...]

Quattromila metri di terriccio
premono le schiene, e un minatore
in salvo ha mormorato:
«Là è tutto pieno di gas».
Un attimo prima di scivolare
nella fogna gridò: Sì.

Antonio Porta, Europa cavalca un toro nero, in: "I Rapporti", Feltrinelli, Milano, 1966
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categoria:poesia, letture, antonio porta, assedio
giovedì, 07 agosto 2008
sì, ripete, sì
Antonio mentre spro-
fonda nel tombino, mentre crolla
dietro le quinte del Maurizio Costanzo Show.

          «... è inciampato nei cavi...»
          «... no, sta male...»
          «... come si sente? come?...»

«Quel sì non mi ha mai abbandonato».

L'angelo altissimo lo sottrae

          «... e poi lo Show è andato in onda?...»
          «... sì, naturalmente, sì...»

Giulio Mozzi, Vari tipi di eternità: esempi e riflessioni, in: "Il culto dei morti nell'Italia contemporanea", Einaudi, Torino, 2000
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categoria:poesia, letture, giulio mozzi, antonio porta, assedio
giovedì, 07 agosto 2008
[...]

Messe in rilievo guarda
le fosse comuni di Mathausen.
Ora brulicano di feti perduti
formicolano di nascite
di spinte nel buio
piccole talpe si fanno luce
tra ventri e mammelle
occhi rovesciati labbra socchiuse
piedi e dita abbandonati,
bucano mille altri princìpi,
non chiedermi perché.

Davanti alla vetrata il tumulo
carbonizzato, travi e cenere,
al di qua della vetrata
la stanza del museo tomba di se stessa
ma il giardiniere tranquillo
comincia a piantare la prima
di 7000 querce in programma
proprio davanti alla porta d'ingresso
dopo averla ostruita con pietre
e tronchi e terriccio e muschio
in memoria del re dei pastori,
del cervo folgorato,
delle feci sparse nel prato

[...]

Antonio Porta, La lotta e la vittoria del giardiniere contro il becchino, in: "Il giardiniere contro il becchino", Mondadori, Milano, 1988
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giovedì, 07 agosto 2008
"Dove dormiremo Padrone
questa notte?" - "In una tana di stracci
in un buco nel fango
nella clausura dello sgabuzzino
che il giardiniere stanco di lottare
ha venduto alla moglie del becchino."
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sabato, 02 agosto 2008

Caro M.s.s.p.i.b., dove avremmo scritto che siamo grandi artisti incompresi? Noi siamo grandi artisti e basta: come tali, non ci siamo mai neppur posti il problema di essere "compresi" o "incompresi". Possiamo capire che, agli occhi del volgo, tale possa apparire il problema essenziale non solo dell'"essere artista", ma dell'"essere uomo" in genere: l'esistenza dell'uomo del volgo non è forse tutta dolorosamente volta ad adeguare il proprio linguaggio ad una generica, media (e, pertanto, insignificante) "comprensibilità"? Ti assicuriamo, ad ogni buon conto, che non è così. E se ci rivolgiamo a te con malcelato paternalismo, è perché il tuo livore ci intenerisce: sicuramente, sei molto giovane. E, probabilmente, anche curioso e intelligente. Se non lo fossi, non saresti venuto qui a lasciare il tuo commento (è vero che ti abbiamo provocato per indurti a farlo, ma ciò nulla ti toglie). Però, nel caso specifico, etichettandoci come "artisti incompresi", hai obbedito ad un automatismo "volgare" (“dal momento che io non li comprendo, gli artisti sono tutti incompresi) che, se da un lato non aggiunge nulla a ciò che già si sapeva sulla fama degli artisti presso il volgo, dall'altro non ci tocca minimamente, poiché manca il bersaglio. Questa non vuole essere un'accusa a te nello specifico, ché sei responsabile solo parzialmente di ciò che scrivi, quanto piuttosto agli automatismi che ti fanno scrivere. Automatismi leggibili, oltre che nel contenuto del commento, anche nella scelta (se di scelta si può parlare) formale dell'anonimato, così simile allo scivolare in una rassicurante, per quanto fantomatica, medietà in cui tutto si confonde. Non c'è niente di male nel restare nell'ombra, sia ben chiaro - almeno, finché si tace. C'è molto di male, invece, nel voler restare anonimi e, al contempo, voler parlare. Parlare comporta sempre una buona dose di rischio; parlare significa caricarsi di una responsabilità, ossia porsi nella condizione di dare e ricevere risposte – ma, per farlo, bisogna essere qualcuno: un chi, oltre che un cosa. L'anonimo pretende di parlare dalla posizione privilegiata di chi non rischia niente (cfr. Piero Ciampi, Live al Tenco '76): nel buio della platea, è tutti ed è nessuno, non ha un volto ed ha tutti i volti. “Mi sta sulle palle il Bocchi” è un nome, forse? Sei solo un “modo di essere nei confronti del Bocchi”? E se il Bocchi non ci fosse più, cosa faresti? Cesseresti di esistere? Crediamo proprio di no: sei sicuramente molto di più di un accidente del Bocchi. Perché non lo sfrutti, allora, quel “di più”, per dire qualcosa che parli veramente di te? Ovvero, sei convinto che non ci sia niente da dire?
Soprassediamo sulla melmina pisciosa che, fortunatamente, non ci capita spesso di dover calpestare ed alla quale, nel caso, non poniamo mente più di tanto.
Grazie ancora, e sinceramente, per aver risposto al nostro invito.

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