sabato, 09 maggio 2009
H
- Sei contento! -
- Sì -
- Era una vita che non ti vedevo contento! -
- Lo so... ma oggi lo sono -
- Cosa stai facendo? -
- Mi lucido l'ottone -
- Bene... -
- Prima ho anche ingrassato e lucidato le corde -
- Bene... cos'hai in mente? -
- In mente?... nulla! E' per questo che sono contento! -
- Va bene, ma sei hai lucidato le corde e l'ottone, qualcosa vorrai pur fare...? -
- Si -
- ... ebbene? -
- Poi lucido i legni -

(Pooof, poof... plin, plin, ticche, ticche, pooof, plin, plin, plan...
mmmmmmm... mmmmmmm... mmmmmmm...
lalaallallllaaaallalalalalallllalalalaalaaa...)

- Ok, possiamo cominciare... -
mercoledì, 11 giugno 2008


Ho mangiato una caramella.
E subito ho visto le mie scarpe allontanarsi velocemente. Anche il pavimento si allontanava con loro e il tappeto e le riviste sparse su di esso.
Un senso di vertigine e nausea mi ricordava l'esistenza di una gola ormai secca.
Ho bevuto l'ultimo dito di aranciata rimasto nel bicchiere e ho mangiato un'altra caramella.
Lì per lì mi sembrava che tutto fosse normale, ma pian piano sentii freddo e umido nelle mutande.
Avevo paura di guardare, ma poi mi feci coraggio e mi abbassai i pantaloni. Prima di abbassarmi le mutande diedi un rapido sguardo intorno a me. Ero solo, sapevo d'esser solo, ma prima di abbassarmi le mutande controllo sempre.
Le abbassai.
Avevo il sesso completamente immerso in una gelatina azzurrognola, semitrasparente, fredda. Sembrava uno di quei prodotti che usano i dentisti.
Andai in bagno. Con i pantaloni abbassati camminavo come un carcerato nel braccio della morte. Girai la manopola del rubinetto ma niente. Solo un cigolio fastidioso di ferro arruginito. Neanche una goccia d'acqua. Presi allora un asciugamano che stava lì appoggiato. Era inguardabile da tanto che era sporco. Mi pulii come meglio era possibile. Mi rivestii.
Tornai sul tappeto. Scelsi un colore che stonava con la lana. Un verde intenso, innaturale, marziano.
Misi in bocca la caramella verde marziano.
Mi ritornò alla mente quel bacio, in macchina, sotto casa mia. Le parole che ne seguirono - Non sono la soluzione ai tuoi problemi - ... che cazzo volevano dire, resta un mistero.
Succhio la caramella. Si apre una fessura nel bordo. E' tagliente. Mi ferisco la lingua. Il gusto del sangue si mischia a quello della menta. Sangue e menta. Non è male. Difficile da commercializzare, ma non male.
Mai baciare, mai accettare caramelle dagli sconosciuti, anche se gli sconosciuti siamo noi.
Mai baciare. Mai lettera. Mai testamento.
giovedì, 08 maggio 2008


verrà il giorno che
le porte si apriranno con un sorriso
le voci e gli sguardi saranno come lumache
le parole saranno incise nel diamante
le immagini saranno ovunque e voleranno come farfalle
la nostra voce sarà riconoscibile a tutti
le emozioni saranno strette tra le dita
le lacrime saranno zuccherate e formeranno lunghi fili sotto gli occhi
il respiro sarà sìncrono al battito del cuore
i piedi potranno rìdere e le mani potranno correre su tele di fili d'erba intrecciati

verrà il giorno dei nomi e dei cognomi e ognuno avrà quello che merita
Madonnina del duemila, aiutaci tu.

Photo: ©2008 Daniela Vitello
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martedì, 15 aprile 2008
Orson Welles ha scritto: “In Italia con i Borgia per trent'anni hanno avuto guerra, terrore, assassinii e massacri; ma c'erano anche Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia e che cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù!”
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mercoledì, 02 aprile 2008
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venerdì, 21 marzo 2008
Clearco e Paolo T. a Villa Croce

Mercoledì 19 Marzo 2008 Clearco e Paolo T. hanno incontrato Francesca Serrati del Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce in Genova, per programmare un ritorno in grande stile. Nella fotografia, i due geniali giovani artisti osservano la planimetria della soffitta della villa, sotto lo sguardo divertito della gentilissima Francesca.
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venerdì, 14 marzo 2008
UMM
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venerdì, 14 marzo 2008
Qualcosa cambiò. La bussola perduta fu infine ritrovata: la aveva in tasca, ma non ricordava di avere tasche, né pantaloni, né giacche a vento, grembiuli, pastrani, gilet, gilettes, calzini da rammendare, vene da tagliare. Pensava di essere nudo, ma era vestito da capo a piedi. Gettò gli ultimi stracci lungo la strada, e si mise in cammino.
Pensava di essere in due, ma è uno.
E sta tornando.
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