giovedì, 02 ottobre 2008
Il mio nome è Mina Anna Mazzini

mentre lo vedo scritto
sulla pellicola d'argento
il volto di Floradora si squaglia
scivola dalle dita alla tovaglia

dalla terra emerge un ragazzo
"vieni con me" mi dice
e dunque andiamo
(...)
dopo resta seduto sul letto
a guardare la Svizzera di notte
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categoria:poesia, avventure, vampiri, sborra, assedio
venerdì, 27 giugno 2008

HO CHIESTO AD ALCUNI COLLEGHI SE LO CONOSCESSERO, LA MAGGIOR PARTE NON SAPEVA CHI FOSSE, NON È UN NOME ANCORA SEGNATO SUI LIBRI DI STORIA.

venerdì, 27 giugno 2008
- Una spazzola?
- 'Sto cazzo. Mi si ripropone in fidca.
- S'intrufola nel buso?
- Una Méntos. Le Tìctac.
- Nel deretano?
- Magari. Non mi compete il pòdice.
- Ci ficco l'indice.
- Figaro, sbrodolo.
- Assolutamente, assolutamente, assolutamente.
- Basta, dominiddio!
- Assolutissimamente assolutamente.
- Fotografia. Impastato. Italia. Mafia.
- Vado in brodo di giuggiole, vado in sollucchero.
- Sborrami in bocca.
- Ma sì: finisce che sborro.
- Fammi un cunnilinguus sapiente, al posto di.
- Ci vado giù di fino: la slinguo.
- Mi sdilinquisco. Mi liquefaccio.
- Quanto me, ne sai.
- E la sborra?
- E' arrotolata là.
- Con i tre cavi?
- Te l'ho già detto.
- Ridillo.
- T'attizza?
- Collégati al telefono.
- Burocrate!
- Faccio fattura?
- No, in nero.
- Sto diventando cieco.
mercoledì, 11 giugno 2008


Ho mangiato una caramella.
E subito ho visto le mie scarpe allontanarsi velocemente. Anche il pavimento si allontanava con loro e il tappeto e le riviste sparse su di esso.
Un senso di vertigine e nausea mi ricordava l'esistenza di una gola ormai secca.
Ho bevuto l'ultimo dito di aranciata rimasto nel bicchiere e ho mangiato un'altra caramella.
Lì per lì mi sembrava che tutto fosse normale, ma pian piano sentii freddo e umido nelle mutande.
Avevo paura di guardare, ma poi mi feci coraggio e mi abbassai i pantaloni. Prima di abbassarmi le mutande diedi un rapido sguardo intorno a me. Ero solo, sapevo d'esser solo, ma prima di abbassarmi le mutande controllo sempre.
Le abbassai.
Avevo il sesso completamente immerso in una gelatina azzurrognola, semitrasparente, fredda. Sembrava uno di quei prodotti che usano i dentisti.
Andai in bagno. Con i pantaloni abbassati camminavo come un carcerato nel braccio della morte. Girai la manopola del rubinetto ma niente. Solo un cigolio fastidioso di ferro arruginito. Neanche una goccia d'acqua. Presi allora un asciugamano che stava lì appoggiato. Era inguardabile da tanto che era sporco. Mi pulii come meglio era possibile. Mi rivestii.
Tornai sul tappeto. Scelsi un colore che stonava con la lana. Un verde intenso, innaturale, marziano.
Misi in bocca la caramella verde marziano.
Mi ritornò alla mente quel bacio, in macchina, sotto casa mia. Le parole che ne seguirono - Non sono la soluzione ai tuoi problemi - ... che cazzo volevano dire, resta un mistero.
Succhio la caramella. Si apre una fessura nel bordo. E' tagliente. Mi ferisco la lingua. Il gusto del sangue si mischia a quello della menta. Sangue e menta. Non è male. Difficile da commercializzare, ma non male.
Mai baciare, mai accettare caramelle dagli sconosciuti, anche se gli sconosciuti siamo noi.
Mai baciare. Mai lettera. Mai testamento.
lunedì, 09 giugno 2008
- Crisbiu, che shot! L'ho smarmellato.
- E' tutto pieno di sborra.
- Piantamelo nel buso!
- Piango merdra. Medram. Madre.
- Cazzo, no!
- Ci sei dentro, Iva.
- Ci sto dentro a balla. Piantamelo.
- Dammene ancora uno.
- Ou.
- Ancora uno!
- Dài, spingimelo dentro.
- Hai acceso la cosa?
- Cosa?
- La cosa.
- Ah. Sì, è accesa.
- Così ci guarda.
- Sì, così ci guarda anche lui.
- Vienimi sulla pancia.
- E' pieno di radici, qui.
- Che cazzo dici?
- Radici piccolissime.
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categoria:italia, poesia, politica, mafia, droga, sborra, fabrizio corona